Virtual Stages Against Violence

Ricerca

Indagine sulle attività e gli usi di Internet
fra adolescenti, genitori e insegnanti
in quattro Paesi europei

 Executive Summary

Al fine di meglio realizzare le diverse attività previste dal progetto VSAV, il Partner 1 ha condotto una ricerca nei quattro Paesi partner—Austria (AT), Germania (DE), Italia (IT) Romania (RO)— con l’obiettivo principale di individuare gli usi e le attività in Internet, intesi sia in termini di opportunità che di rischi, di un campione non rappresentativo di adolescenti europei. Come importante sotto-obiettivo, abbiamo anche voluto prendere in considerazione il ruolo giocato dai genitori all’interno della famiglia nel supervisionare/controllare le attività online dei loro figli. Infine, a completare questo quadro educativo, abbiamo preso in esame anche un gruppo di insegnanti, studiando il loro utilizzo privato e professionale di Internet, la loro “cultura della Rete” per così dire, oltre che la loro consapevolezza (come nel caso dei genitori) circa i modi in cui Internet viene realmente adoperato dai loro studenti.

Come detto, lo studio è stato condotto nei quattro Paesi partner del progetto e ha compreso tre diversi campioni:

  • 377 adolescenti (14-16 anni)
  • 528 genitori
  • 179 insegnanti.

Questi tre campioni sono stati scelti secondo una procedura di campionamento non probabilistico, con la quale si mira tipicamente a una rappresentatività “tipologica” e non statistica. Da questi campioni pertanto non è possibile avanzare alcuna inferenza statistica sulla popolazione totale. Tuttavia essi possono essere ugualmente utili per giungere a osservazioni descrittive-esplorative sul campione stesso nonché per sviluppare nuove idee/ipotesi che possono essere verificate più sistematicamente in seguito.In secondo luogo, questo tipo di campioni risultano piùeconomici e pratici. Infine, nel caso di una ricerca sociale che prevede una fase di sperimentazione applicata—quale la nostra—è poco utile, oltre che impraticabile, condurre un campionamento probabilistico.

Nonostante non sia possibile trarre inferenze dai nostri campioni, l’indagine è comunque interessante in quanto può essere informativa su quei soggetti che, con maggiore probabilità, hanno caratteristiche, attitudini e comportamenti molto simili. Ciò perché, come detto, non stiamo puntando a qualche tipo di rappresentatività statistica, ma piuttosto a costruire una tipologia sociologica che intende illustrare la varietà della popolazione.

Quella che qui presentiamo è solo una sintesi dei risultati. Un’analisi maggiormente dettagliata può essere reperita nel report finale che verrà redatto alla fine del progetto.

Giovani e Internet

 

L’87,3% del campione di adolescenti da noi intervistato usa Internet quotidianamente. Quasi la metà di loro (42,6%) dichiara di aver effettuato l’accesso ad Internet per la prima volta quando aveva fra i 6 e i 10 anni: questa percentuale diminuisce al  30% per l’Austria e aumenta al 56,6% per la Romania. In media, gli adolescenti trascorrono su Internet tra le 3 e le 2 ore e mezza durante una normale giornata scolastica, poco meno gli austriaci, i tedeschi e gli italiani (2/2 ore e mezza), ancora di più i Rumeni (3 ore e mezza/4 ore).Il tempo trascorso su Internetdurante un’abituale giornata non scolastica aumenta: circa 3 ore e mezza per italiani ed austriaci, attorno alle 4 ore per i tedeschi e fino a 7 ore per i rumeni. Se analizziamo la distribuzione delle diverse quantità di tempo trascorse in Rete,osserviamo alcune interessanti tendenze all’interno del nostro campione di adolescenti. Gli austriaci sembrano essere gli utenti più moderati (il 42% accede ad Internet per meno di 1 ora al giorno e il 36% da 1 a 3 ore) paragonati agli altri tre paesi, in particolare ai rumeni.

Per quanto riguarda gli strumenti tecnologici utilizzati per accedere ad Internet, dai dati emergono alcune specificità: gli strumenti più usati sono PC (86,7%) e telefoni cellulari (73,9%) per la Romania; computer portatili (71,0%) e telefoni cellulari (74,0%) per l’Austria; i tedeschi e gli italiani distribuiscono i loro utenti più equamente fra gli strumenti elencati nel questionario. Gli strumenti meno usati sono: portatili condivisi con il resto della famiglia per i rumeni (15,7%) e i tedeschi (11,8%), nei quali si riscontra anche uno scarso uso della televisione  (11,9%) e dei videogiochi (8,8%).Quanto ai luoghi dai quali gli adolescentisi collegano ad Internet, osserviamo che oltre l’80,0%  ha accesso dalla propria stanza in casa, seguita dalla casa di un amico (tra il 73,0% e il 76,8%, ad eccezione dei rumeni, 49,4%). È interessante notare che il 91% degli austriaci e il 75,7% dei tedeschi dichiara di connettersi ad Internet da scuola, a differenza degli italiani (24,2%) e dei rumeni (30,8%).

L’attività effettuata con più frequenza su Internet dagli adolescenti intervistati è “visitare un social network”. Se facciamo una lista delle prime tre attività più frequenti (ogni giorno o quasi) in ciascun paese, osserviamo che—nonostante alcune lievi differenze tra l’uno e l’altro—altre attività piuttosto frequenti sono: “guardare videoclip”, “utilizzare l’instantmessaging” e “leggere/guardare le notizie”. Le attività meno frequenti sono: “trascorrere del tempo in un mondo virtuale”, “fare acquisti” e “visitare una chatroom”.

Per quanto riguarda i social network, l’88,1% del campioneafferma di possedere un profilo, senza significative differenze di genere tra i vari Paesi. Questa percentuale si alza al 95% in Italia e al 90% in Romania, e diminuisce all’83% in Austria e Germania. Se guardiamo alle peculiarità dei rispettiviPaesirispetto al continuum “pubblico-privato”dei profili sui social network, possiamo osservare i seguenti risultati:

  • Romania: il 40,9% ha un profilo privato e il 38,6% uno pubblico;
  • Germania: il 52,4% privato e il 14,3% pubblico
  • Italia: il 63,4% privato e l’11,8% pubblico
  • Austria: il 73,5% privato e soltanto l’8,4% pubblico.

Ad ulteriore conferma dell’“apertura” dei rumeni, possiamo osservare le percentuali relative al tipo di contatti che hanno su Internet: il 26,7% dichiara di avere contatti con persone “maiincontratefaccia a faccia” e il 47,7% con persone mai incontrate ma che sono amici o familiari di qualcun altro conosciuto personalmente. Al contrario, la maggior parte degli intervistatidegli altri tre Paesi dichiara che preferisce tenersi in contatto con “persone che ha incontrato prima personalmente” (il 46,0% dei tedeschi, il 57,6% degli austriaci e il 60,2% degli italiani).

In una breve sezione del questionario, abbiamo chiesto ai ragazzi di auto-valutare la propria competenza nell’uso di Internete di specificare cosa sono realmente capaci di fare. La maggior parte degli intervistati ritiene di avere una competenza medio-alta, con alcune differenze fra i Paesi partner: i tedeschi sono generalmente convinti di essere molto competenti (59,2%), mentre italiani, rumeni e austriaci sono distribuiti più equamente fra le modalità “abbastanza competente” e “molto competente”.Quanto alle aree specifiche nelle quali gli intervistati credono di essere competenti, le differenze emerse confermano il livello di competenza secondo la percezione soggettivadescritta sopra. Dunque, i rumeni ritengono di essere meno competenti, mentre i tedeschi mostrano le percentuali più alte in tutte le risposte, con appena un paio di minime differenze.

Nella sezione “Mediazione” del questionario, abbiamo domandato agli intervistati di riferirci cosa pensano che i loro genitori sappiano delle loro attività su Internet, e se e come essi partecipano o condividono le loro attività online, in modo da verificare se vi è una forma di controllo o supervisione.L’attività maggiormente condivisa, sebbene con alcune differenze , è “parlare con i genitori di quello che fai su Internet”, indicata innanzitutto dagli italiani  (59,0 %), quindi dai rumeni (49,5%), dai tedeschi  (44,7 %) e dagli austriaci (37).

I genitori italiani sono percepiti come più “invadenti”: il 54,5% di essi non solo parla con i figli di ciò che fanno su Internet, ma si trova nelle vicinanze quando sono online (gli altri genitori sono al di sotto del 40%). Per il 41.4 % la partecipazione culmina in un’autentica condivisione delle attività su Internet (percentuale che in altri Paesi non supera il 30%). I genitori austriaci, d’altra parte, sono quelli meno “invadenti”. La presenza dei genitori può essere percepita dai figli come aiuto o invadenza.  I genitori che appaiono più di supporto sono gli austriaci: il 69%degli intervistati dichiara che i propri genitori li aiuta a fare ricerche sul web, il 57% viene consigliato da loro su come navigare sul web in modo sicuro e il 54% conosce bene quali siti sono sicuri o meno grazie all’aiuto dei propri genitori. Le percentuali sono più basse quando questa presenza viene percepita come “invadente”, ad esempio quando i genitori danno consigli su come comportarsi su Internet. Una tendenza simile è stato rilevata anche per il campione tedesco, anche se le percentuali relative alla presenza di certi tipi di comportamento sono più basse. Come di consueto, i genitori italiani sono percepiti come i più invadenti: il 58% dei giovani italiani dichiara di venire consigliato sul modo in cui comportarsi con altra gente incontrata in Rete, mentre il  50% ha parlato con i propri genitori su come comportarsi quando qualcosa li “ha infastiditi”in Internet.

Per quanto riguarda le forme di controllo messe in atto dai genitori, emerge un altro dato interessante. Ancora una volta, i genitori italiani risultano i più invadenti: in questo caso, le risposte negative (indicanti le attività che NON sono controllate dai genitori come siti web visitati, e-mail, profilo di social network, ecc.) sono sempre più basse (oscillando tra il 50% al 66%) rispetto agli altri paesi (che vanno dal 71% al 92,9%).

Come già accennato, il questionario rivolto agli adolescenti conteneva anche un’importante parte dedicata ai rischi legati ad Internet (come cyberbullismo, incontri online con estranei, visitare siti web non sicuri, ecc.). Il cyberbullismo pare non essere stato molto sperimentatodai giovani del nostro campione:

  • meno del 12% degli austriaci e dei tedeschi menziona episodi di questo tipo;
  • gli italiani sembrano un po’ meno coinvolti nel ricevere o mandare messaggi offensivi (rispettivamente, il  24,7% e il 16,5%);
  • i rumeni sembrano quelli molto più coinvolti.

Per quanto riguarda la voce “mandare/ricevere messaggi sessuali”,circa la metà del campione austriaco è stato coinvolto in questo tipo di attività, questa percentuale diminuisce al 35,6% per gli italiani e al 71,0% per i rumeni.Incontri e contatti con estranei sono generalmente più frequenti in tutti i quattro paesi partner. Visitare “siti a rischio” è decisamente un’attività abbastanza insolita per austriaci (tutte le percentuali oscillano fra il 5% e il 12%), mentre in altri paesi è un po’ più frequente, sebbene con percentuali che stanno sempre tra 20,2% e il 31,6,%.Fra le cose che potrebbero “infastidire”, abbiamo incluso le minacce alla privacy, come l’uso non autorizzato o sgradevole di informazioni personali da parte di altri, le truffe online che comportano perdita di denaro, o i virus che possono infettare i PC. Il nostro campione, per tutti i quattro paesi, sembra essere leggermente esposto alle truffe online (tutte le percentuali al di sotto del 6%). Il rischio più temuto è essere infettati da virus: le percentuali variano dal 20,3% al 50,5% (più bassa fra tedeschi e austriaci, più alta fra italiani e rumeni). Per quanto riguarda la privacy, tutte le percentuali sono al di sotto del 15%.

2. I genitori e Internet

In generale, i genitori del nostro campione sembrano usare Internet in modi abbastanza “adulti”, sebbene con alcunepiccole differenze da paese a paese.Ad esempio, l’uso quotidiano di Internet “per lavoro” è abbastanza frequente in tutti iquattro paesi partner,con maggiore evidenza per austriaci e tedeschi e meno per rumeni e italiani. È interessante notare che, mentre “giocare assieme ad altre persone” è un’attività sostanzialmente mai praticata dall’oltre 90% dei genitori, i rumeni giocano occasionalmente. Una dimostrazione,questa, del differente livello di “digitalizzazione” delle attività lavorative tra i paesi mitteleuropei e quelli del sud Europa.Anche “guardare video clip” non è frequente, sebbene italiani e rumeni dichiarino di farlo una o due volte a settimana, seguiti dai tedeschi e dagli austriaci. In nessuna occasione viene compiuta l’azione di “scaricare musica o film” (specialmente per i tedeschi), come dimostrato dall’elevata percentuale di risposte date all’opzione “mai”. Ancora una volta, sono i rumeni quelli che lo fanno con cadenza giornaliera o settimanale. Al contrario, “leggere/guardare le notizie” è una delle attività più praticate ogni giorno, in primo luogo fra gli austriaci, seguiti da italiani, tedeschi e infine rumeni. Un altro dato interessante riguarda l’uso della posta elettronica. Mentre fra austriaci e tedeschi la percentuale di risposte date all’opzione “mai” è praticamente pari a zero, per gli italiani e specialmente per i rumeni aumenta rispettivamente al 26,8 % e 24,3%. Quasi l’80% degli austriaci e l’88% dei tedeschi la usa con cadenza giornaliera, seguiti dai rumeni e dagli italiani (entrambi attorno al 44%). Se guardiamo all’Italia in particolare, questi dati, come altri studi mostrano (Censis, 2009), confermano la dicotomia tra coloro che regolarmente usano Internet e quelli che lo fanno raramente o mai. Ipoteticamente, i genitori italiani possono essere divisi in due tipi di utenti,  gli “operatori” e gli “osservatori”, cioè coloro che usano Internet per ottenere informazioni oppure, con più frequenza, per lavoro, e coloro che lo utilizzano solo per ottenere informazioni e molto meno per lavoro (l’uso di email è il più delle volte connesso al lavoro).

Anche per quanto riguarda l’attività di “visitare un profilo sui social network” notiamo alcune differenze fra i paesi sottoposti all’indagine. Di solito, non è svolta con assiduità, ma mentre per i tedeschi e gli austriaci la frequenza è equamente distribuita fra mai e poche volte al mese, per gli italiani e i rumeni è più polarizzata tra l’opzione  “mai” e quella “una o due volte a settimana”. Totalmente non praticata da tutti i genitori nel campione è l’attività di “visitare una chatroom” o un “mondo virtuale”.  Sebbene con percentuali molto basse, i genitori rumeni sono quelli che usano “la messaggistica istantanea” giornalmente o una/due volte al giorno, seguiti dagli austriaci, gli italiani e i tedeschi. Allo stesso modo, i genitori rumeni sono quelli che “giocano online” quotidianamente o una/due volte a settimana più di ogni altro nel campione (12,6%). Austriaci, italiani e tedeschi non vanno oltre il 4%. Per quanto riguarda “fare acquisti online”, il nostro sondaggio sembra confermare una tendenza già emersa in altri studi sulle abitudini dei consumatori in Europa: più della metà del campione dei genitori italiani e rumeni dichiara di non averli mai fatti (rispettivamente il 51,4% e il 69,%). Sebbene con cadenza non giornaliera, altri genitori fanno acquisti online mensilmente o quasi (gli austriaci all’84,3%, i tedeschi 79,7%, gli italiani al 35,6% e i rumeni al 21,2%).

Un’altra area importante da noi esaminata riguarda la conoscenza che i genitori hanno (o credono di avere) sugli usi e i comportamenti online dei loro figli. Domande speculari, per così dire, a ciò che abbiamo chiesto anche agli adolescenti così da verificare non solo se e come i genitori hanno un controllo direttosui figli, ma, cosa ancora più importante  se questo controllo è in qualche modo negoziato con loro.Osserviamo che di solito i genitori sembrano essere consapevoli del fatto che l’accesso dei loro figli a Internet avviene principalmente dalle loro camere o da qualche altra stanza condivisa della casa; sanno che non si collegano con frequenza da scuola (specialmente italiani e rumeni); né da un Internet cafè o da una libreria pubblica (per tutti i genitori, ma in particolare per i rumeni e poi per gli italiani). Il fatto che i genitori tedeschi e austriaci siano ben consapevoli che Internet è usato nelle scuole dei loro figli mostra la differente penetrazione delle tecnologie digitali nei sistemi scolastici europei, oltre che l’esistenza di differenti modelli di riproduzione culturale e di educazione parentale. In generale tutti i genitori nel campione sembrano sapere che i loro figli accedono ad Internet anche da casa di un parente. Ancora una volta, una prova (forse) di una percezione più “realistica” delle abitudini dei figli su Internet.

Un’altra dimensione importante da noi analizzata concerne la produzione da parte sia dei genitori che dei loro figli di certi “discorsi” su Internet. Anche in questo caso, emergono alcune interessanti differenze da paese a paese. “Parlare con loro di quello che fanno su internet” è abbastanza usuale per genitori austriaci, tedeschi e italiani, poco meno per rumeni. “Sedersi accanto a loro mentre usano internet (guardando ciò che fanno ma non interferendo)” è molto comune fra i genitori austriaci, molto meno per tedeschi e rumeni, seguiti dagli italiani. “Stare nei paraggi quando usano internet” è tipico dei genitori italiani e rumeni, poco meno per i tedeschi, molto meno per gli austriaci. Diversamente dalla cultura educativa dei paesi mitteleuropei, questo è un tipo di controllo “indiretto” abbastanza frequente in Italia che meriterebbe ulteriori indagini.

Altre differenze emergono circa la voce seguente:  “Incoraggiarli ad esplorare e ad imparare cose su Internet da soli”. Ancora una volta, gli austriaci sono più disponibili a farlo, seguiti dai rumeni, e dai tedeschi e gli italiani, apparentemente più diffidenti nei confronti di Internet. L’uso condiviso di Internet è piuttosto comune fra tedeschi, mediamente comune fra italiani e austriaci, molto meno comune tra rumeni, cosa probabilmente dovuta, ancora una volta, ai differenti livelli di uso di Internet fra gli adulti di questipaesi piuttosto che a differenti strategie pedagogiche. Di conseguenza, genitori austriaci e tedeschi sono più disposti (o forse competenti) ad  “aiutare i loro figli quando hanno difficoltà a fare o trovare qualcosa su Internet”. Italiani e rumeni seguono dopo. Per quanto riguarda le voci sul “suggerire modi per scegliere fra un sito web cattivo o buono”,  “usare internet in modo sicuro”, “come comportarsi con gli altri su Internet”, la stragrande maggioranza dei genitori dà una risposta positiva senza rilevanti differenze da paese a paese, un’ulteriore evidenza, a nostro parere, di una situazione generale di incertezza e instabilità nelle generazioni più anziane (specialmente fra italiani e rumeni) molto probabilmente dovuta alla mancanza di competenza digitale piuttosto che a qualche tipo di disinteresse o ad un eccesso di visioni apocalittiche contro Internet.Lo stesso vale per l’ultima voce: “Li aiuti /parli con loro se qualcosa li infastidisce su Internet”. Notiamo che, ancora una volta, nonostante venga fornita una risposta positiva da quasi tutti i genitori, gli austriaci sono in cima alla lista e i rumeni in fondo.

Un’altra area importante che abbiamo esaminato attraverso il questionario ai genitori riguarda il livello di controllo/permesso che i genitori danno ai loro figli per l’accesso ad Internet. Il totale permesso nell’utilizzo dell’ “instantmessaging”è generalmente garantito da ogni genitore (le percentuali vanno dal66,7% al 75,5%), con eccezione significativa dei genitori tedeschi (solo l’18,2,%). Quando si tratta di “scaricare foto, video, musica ecc.”, i genitori diventano più rigidi, sebbene con qualche differenza, come al solito, tra genitori rumeni  (80,2%) e i rimanenti (italiani 59,5%, austriaci 58,8%, tedeschisolo 16,9%). Generalmente “guardare video su Internet”è molto più permesso. Sostanzialmente tutti i genitori lo permettono, anche se i tedeschi sembrano più inclini a lasciare farlo ai loro figli liberamente in qualsiasi momento.

Per quanto riguarda i “profili sui social network” i genitori italiani e specialmente tedeschi sono i più severi. Infatti, il 44% dei ragazzi tedeschi non può affatto avere un profilo, in confronto ai rumeni e agli austriaci, i cui figli possono liberamente avere un profilo (rispettivamente, il 73,9% e l’83,3%).“Fornire informazioni personali” è un’attività ancora più limitata da tutti i genitori. I figli non possono farlo mai secondo il 74% dei genitori tedeschi, seguiti dai rumeni(58,8%),gli italiani (52%) e gli austriaci (48%).Per quanto riguarda la voce “giocare con videogame su Internet”, le percentuali sono distribuite più equamente tra le tre modalità (non può mai far questo, può farlo solo avendo il permesso, può farlo in qualsiasi momento), con ancora una volta una polarizzazione fra i “rigidi” tedeschi e i “permissivi” rumeni.

Un altro tipo di controllo da noi analizzato è stato quello fatto “ex-post” dai genitori. In questo caso abbiamo notato lo stesso tipo di differenziazione in tutti e quattro i paesi, cosa chemeriterebbe ulteriori analisi. Per il momento possiamo provvisoriamente concludere che le differenze nelle forme di controllo da parte dei genitori sono direttamente connesse al grado di competenza digitale che essi hanno. Presumibilmente, i genitori italiani e rumeni non controllano il profilo dei loro figli sui social network perché non sanno come fare. Invece, genitori austriaci e tedeschi—che sono più competenti—sono più inclini a controllare. Pertanto, riteniamo che gli italiani e i rumeni sono tanto più permissivi quanto meno competenti. L’assenza di controllo attraverso qualche tipo di dispositivo tecnologico conferma ulteriormente quanto finora detto, con la sola eccezione della voce riguardante l’istallazione di antivirus/antispam, pratica abbastanza diffusa anche fra le persone meno competenti.

Abbiamo anche chiesto ai genitori se fossero a conoscenza di casi di attività rischiose svolte o subite dai loro figli, come incontrare estranei conosciuti in Rete o essere esposti a materiale violento, offensivo o a sfondo sessuale. Secondo la maggior parte dei genitori, i figli non sono stati esposti a questo genere di comportamenti rischiosi, con la parziale eccezione dei genitori rumeni e italiani.

Infine, nell’ultima parte del questionario, abbiamo interrogato i genitori sul loro livello di accordo con alcune affermazioni.In media, più della metà del campione è molto d’accordo o abbastanza sul fatto che “la censura e l’accesso limitato non sono una soluzione fattibile né auspicabile per gestire il rapporto dei ragazzi con Internet”. La parte restante non è molto d’accordo o per niente. Sorprendentemente, i genitori rumeni (e poco meno gli italiani) sembrano più inclini alla censura e al controllo, anche se questo viene contraddetto nella pratica, come abbiamo visto da altre emergenze. Una contraddizione che richiede ulteriore analisi e che forse è dovuta—come detto  più volte—a una mancanza di competenza che dà quindi origine a un bisogno di controllo da parte di altri.Oltre il 70% dei genitori intervistati nei quattro paesi (un po’ più fra austriaci e tedeschi) sembra abbastanza convinto (molto o abbastanza) sulle molteplici opportunità offerte da Internet e ammette anche il bisogno di acquisire più competenza per aiutare i propri figli a trarne il massimo vantaggio. Approssimativamente, la stessa percentuale sembra essere abbastanza sicura della capacità dei propri figli di comprendere e evitare i rischi di Internet. Come di consueto, gli italiani e i rumeni sembrano un po’ meno fiduciosi, un fatto dovuto probabilmente alla mancanza di competenza da cui si origina un sentimento di incertezza e diffidenza, e soprattuttoa un approccio educativo che tende a considerare i ragazzi o immaturi e indifesi oirresponsabili e imprudenti. Dati simili sono stati raccolti per i restanti punti.Traendo  alcune conclusioni provvisorie, dai genitori intervistati nella nostra indagine abbiamo raccolto abbastanza prove empiriche sul fatto che ogniqualvolta la competenza digitale e un più aperto atteggiamento verso l’innovazione tecnologica sono combinati con una relazione con i figli basata sulla condivisione reciproca e la partecipazione (almeno per la fascia d’età considerata nel nostro studio), è più probabile che l’uso di Internet sia visto in termini “strumentali”, meno ideologicamente prevenuto per così dire, orientato a migliorare lo sviluppo generale delle competenze del loro ruolo, e non semplicemente le abilità tecniche. Ogni volta che questa combinazione non ricorre, o meglio, ogni volta che una più bassa competenza digitale è combinata con un approccio pedagogico “dall’alto verso il basso” basato sul controllo e la protezione, come con i rumeni e gli italiani, è più probabile che internet appaia come qualcosa di pericoloso e rischioso, perciò richiedente un controllo più severo sugli usi che ne fanno i figli.

3. Insegnanti come “immigrati digitali”?

Come osservato per i genitori, anche gli insegnanti che abbiamo intervistato sembrano usare Internet in modi “adulti”, sebbene con qualche lieve differenza da un paese all’altro. In tutti i quattro paesi partner, le attività maggiormente svolte sono tipiche degli “immigrati digitali”, come Prensky direbbe, mentre quelle associate agli adolescenti (“i nativi digitali”) sono quasi totalmente ignorate, ad eccezione dei rumeni. “Mandare e riceveree-mail” è l’attività svolta con maggiore frequenza (ogni giorno o quasi), specialmente dagliinsegnanti austriaci e tedeschi, seguita da “Leggere eguardarenotizie”, “Lavorare”, “Guardareunprofilosui socialnetwork” e “Guardare videoclip”.  Le attività rimanenti sono praticate in maniera decrescente una o due volte a settimana o al mese, o addirittura mai. “Giocare con videogames”, per esempio, ad eccezione dei rumeni, è un’azione che non risulta mai compiutao quasi. “L’usodell’instantmessaging” e “Visitareunachatroom”, “Trascorrere del tempo in unmondovirtuale” vanno grossomodo nella stessa direzione,sebbene sia più equamente distribuito fra i differenti paesi. Sembra che, ad eccezione delle visite ai social network, gli insegnanti del nostro campione usino Internet più secondo una prospettiva “push”  (per reperire informazioni, guardare video, leggere notizie, ecc.) che “pull” (generare e condividere contenuti secondo la logica orizzontale del Web2.0), sia per usi privati a casa che professionali a scuola (infatti, è stato dimostrato che chatroom, spazi virtuali, instantmessaging, social networks, telefoni cellulari e anche videogames possono essere usati a scuola, avendo la competenza per farlo).

Un breve commento sul “Fare acquisti”: è un’attività comunemente praticata, sebbene una o due volte al mese. Meno per italiani e rumeni (che sono più probabilmente meno avvezzi all’uso di carte di credito o ad altre forme di pagamento online). Per quanto riguarda le attività svolte esplicitamente per lavorare, come “Scambiare e-mail” e “Prepararelezioni, test, ecc. ” quasi il 60% degli insegnanti intervistati le compie quotidianamente o una/due volte a settimana, ad eccezione degli italiani che lo fanno con cadenza mensile. “Cercare materiale didattico” è un’altra attività piuttosto comune, sebbene venga svolta per lo più una o due volte al mese. Altre attività, come “Assegnarecompiti per casacherichiedonol’uso di Internet” e “Usare Internet in classe” sono meno frequenti: oltre il 50% del campione intervistato le fa meno di una volta al mese o mai (ancora una volta, gli italiani sembrano i più riluttanti ad adottare questo tipo di uso di Internet, mentre austriaci e rumeni sono i più propensi a questo genere di utilizzo, mostrando che la variabile età, come abbiamo suggerito, può fare la differenza. Per esempio, austriaci e rumeni sono gli insegnanti più giovani e accedono ad Internet dal cellulare più degli altri.Lo “scambio di messaggi tramite social network con gli studenti” è l’attività meno frequente: circa l’80% del campione non lo fa mai, il che ci fa concludere che di fatto gli insegnanti intervistati sembrano essere inclini a usi di Internet più tradizionali. Infine, per quanto riguarda le attività in Internet che gli insegnanti svolgono con gli studenti, abbiamo osservato che in generale una buona metà di essi conduce le attività che abbiamo elencato nel questionario. In particolare, l’attività di “Incoraggiarliad esplorare e ad impararecosesu Internet” è dichiarata da oltre il 90% dei tedeschi e degli austriaci, seguiti dai rumeni  (74%) e dagli italiani (56,3%).Come per i genitori, abbiamo domandato agli insegnanti anche il loro livello di accordo con alcune affermazioni riguardanti i benefici di Internet. In via generale, tutti gli insegnanti dei quattro paesi sono ben consapevoli del potenziale di Internet nel migliorare i processi di apprendimento e di insegnamento, sebbene con alcune lievi differenze da un paese all’altro. Se entriamo ancora di più nel dettaglio, però, vediamo che questa differenza non è così lieve quando si tratta di censura: non sembra una soluzione praticabile né desiderabile per gestire gli usi da parte degli studenti e il loro accesso ad Internet per la maggior parte degli insegnanti austriaci (70%), seguiti dagli italiani (61,2%), i rumeni (48,0%) ei tedeschi (27,2%). Quanto al livello di accordo sull’affermazione “Internet offremolteopportunità e dovreiessere più competente”, notiamo una distribuzione simile, con gli austriaci in cima alla lista e tedeschi/rumeni in fondo.Gli insegnanti sembrano avere un’opinione meno nettasulla capacità dei loro studenti di capire i rischi legati a Internet: è distribuita fra le modalità “non molto”, “abbastanza” e “molto”, una possibile conseguenza questa della conoscenza superficiale che essi hanno degli atteggiamenti dei loro studenti nei confronti della Rete.Un’opinione piuttosto definita è quella espressa sulle ultime tre affermazioni: sostanzialmente per la totalità di essi Internet è un’importante fonte di informazione e socializzazione ed è anche utile per insegnare e imparare.